Data pubblicazione: 14/08/2012

"Kaze Mononoke" DaCru a Spoleto

Tra piazza Duomo e la basilica di San Salvatore, la chiesa longobarda patrimonio mondiale dell’Unesco, la DaCruDanceCompany mette in scena a Spoleto  domenica 26 agosto, la sua ultima produzione Kaze Mononoke, ispirata all'hanami, la fioritura dei ciliegi che, a solo un anno dal terribile evento in Giappone, sono tornati a fiorire, splendidi e poetici, come segnale di speranza e coraggio che  dalla terra del sol levante arriva diretto alle popolazioni  del pianeta vittime di terribili catastrofi........5 cm al secondo è la velocità con cui i petali di ciliegio cadono al suolo.
La delicatezza,il colore pallido e la brevità della loro esistenza sono simbolo di fragilità e al contempo di bellezza estrema. A Tokyo,tra la fine di Marzo e gli inizi di Aprile si festeggia l’ hanami,la contemplazione dei sakura. La fioritura dei ciliegi incanta gli umani che estasiati si lasciano cadere addosso i fragili petali spinti dal vento. Un’incanto da raccontare e soprattutto da vivere. E’ dunque questo il racconto: il vento e i petali.

Kaze Mononoke si divide in quattro capitoli, incentrati su quattro momenti diversi della vita degli umani,dei petali e del vento, Kaze appunto, che scuote, spinge e carezza gli uni e gli altri.
L’inizio è l’hanami, e il viaggio è all’indietro, a scoprire i ricordi dell’inverno,candido e quieto, dell’autunno che tinge tutto di rosso e di giallo struggente e melanconico, dell’estate luminosa, dolente e carica del canto delle cicale.

E’ un racconto poetico e lieve che i danzatori scrivono sulla scena, uno spazio bianco ed essenziale, dove carezzati da una brezza costante, mutano se stessi rapidamente e continuamente perché questo fa il vento, spinge qualsiasi cosa al movimento, anche i sentimenti e gli umori.  Il linguaggio tecnico dei danzatori contribuisce a creare una fantastica connessione di inganni visivi, viaggiando così come pochi possono e sanno fare dal hip hop theater, al contemporaneo, ai più estremi e innovativi codici di linguaggio artistico.
I loro corpi così come le loro menti vivono quello che accade alle loro spalle, la proiezione di immagini, pensata come ad una muta voce, racconta, descrive e sottolinea la vita, ora di un petalo ora d’un sentimento.

"Ora scrivo parole nel vento, dopo aver assistito al compiacimento dei tuoi colleghi, alla commozione dei più sensibilmente devoti ed all’ipocrita assuefazione al complimento di circostanza. E’ ciò che avviene sempre quando dal profondo delle viscere ti senti in colpa per non aver compreso fino in fondo, ma ostinatamente decidi di non ammetterlo, neanche a te stesso.
Ora scrivo di te e di una rappresentazione dell’affanno che ti avvince, del percorso che si insinua tra modernismo e poesia, attraverso quel movimento scenico che ha disegnato la performance, anzi il culto della performance. Ora scrivo di un lavoro profondamente influenzato dal jazz e da quelle forme poetiche tradizionali giapponesi come Haiku, altra perla che si aggira nell’immaturità del mio concepimento e nello splendore della sua infinita spontaneità.
Certo è che nella tua solitudine non avevi ancora assorbito Harajuku e quei profondi silenzi che ho assaporato da troppo lontano, sfuggendo dall’ascolto dei suoni e concentrando i sensi sul movimento sonoro, quella musica che accarezza il corpo come uno strumento, dove al suono corrisponde il movimento,  al tocco gentile dell’arpista.
Ora anch’io posso uscire dal tuo mutismo e accedere al confronto delle immagini che attraversano la memoria, immagini forti e penetranti come graffiti nella mia intimità. Ho rivisitato i corpi in movimento sperimentale continuo che si accendono al crepuscolo per nascondere il mistero e l’eresia della notte e si spengono all’alba, come le luci della città.
Kaze Mononake è l’eccellenza della performance che raggiunge l’opera, senza più fragilità da parte dell’autore ormai al centro di un’unica convinzione, la sua certa e definita identità.
La versione del critico, fraternamente avvinta dal genio, non scadrà, neanche questa volta, nel malizioso ruolo di “cantore”, io riesco a giubilarti perdendomi nelle malizie, nelle dinamiche culturali che affluiscono al centro dell’opera tanto da renderla indefinibile e non sfuggente, colpevole per aver ferito ancora una volta lasciando nel tempo le tracce della tua essenza e della tua follia".
........parole dedicate al genio della coreografia underground, alla sua sensibilità e al suo grande amore per l'arte povera ed essenziale! Parole come petali, come sentimenti...........

TITOLO: Kaze Mononoke
IDEAZIONE E REGIA: Marisa Ragazzo
COREOGRAFIE: Marisa Ragazzo & Omid Ighani
EDITING MUSICALE: Omid Ighani
VISUAL ARTIST: Samar Khorwash
INTERPRETI: Samar Khorwash - Paolo Ricotta - Serena Stefani - Claudia Taloni - Afshin Varjavandi - Tiziano Vecchi 

 

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